IL BALCONE DI CASSANDRA

Eccoci alle prese con la quarta settimana di lockdown e in effetti il morale di tutti verte al down ... ma a sorprenderci stamane sul nostro balcone ho trovato lui!! siii il primo bocciolo della stagione della mia Bernadette Lafont ....è un tipo di rosa che fa fiori profumatissimi e intensi, carnosi e tanto tanto da Grande Gatsby, Me la regalò il mio amato love l'anno scorso alla Fabbrica del Vapore dopo una serata di Tango dance.


Fatte le presentazioni di Bernadette ( cliccando qui trovate genealogia e rivenditore https://www.ninosanremo.com/prodotto/bernadette-lafont/ ), andiamo subito a trovare Luigi che mi chiede due cose: la prima perché abbia scelto lo sventurato nome di Cassandra per il blog e secondo cosa penso di Amleto.


...Cassandra, figlia di Ecuba e Priamo - re di Troia - fu sacerdotessa del tempio di Apollo, il quale gli fece dono della preveggenza. Sicché prevedendo sciagure varie divenne invisa ai più i quali non la ascoltavano perché pensavano portasse sfortuna. Ma è proprio in questo temuto ed inviso mito che sta il segreto della mia azzardata scelta: Apollo che non era certo uno sciocco, aveva capito che la tenacia e la purezza di Cassandra l'avrebbero sostenuta nel difficile compito di svelare con anticipo il fato agli esseri umani. E in tutta onestà penso che lo psicoanalista abbia un lato "cassandrico", perché a maneggiar l'inconscio è come guardare dentro al destino e al futuro. Se lo conosci bene sai cavare fuori come una persona si comporterà e reagirà. Al pari del destino di Cassandra, l'analista viene scarsamente ascoltato fintanto che nella vita del paziente arriva un evento dirompente, una epifania, che squarciando il velo mostra la verità di quella data circostanza. Ecco, morale della favola io mi sento un po' Cassandra ma più scanzonata, perché non ho certo il tempio di Apollo da gestire (magari!!) ma con fierezza un bel balcone che con tutti i suoi abitanti mi ricorda quanto sia importante il rapporto con la Natura ed il rispetto dei suoi ritmi vitali.

(Viola del Pensiero, sempre home made, foto by Jin's Production)


A proposito di Apollo ( "...figlio di apelle fece una palla fatta di pelle di pollo.." vi ricordate la filastrocca di quando eravamo piccoli?) ecco quando lo incontrai nei libri di letteratura greca pensavo fosse il tizio della palla di pelle di pollo; in realtà era uno tosto che incarnava il motto greco kata metron - ovvero 'secondo misura'. La giusta misura della divina proporzione, dell'equilibrio fra le misure e le forme. Insomma tutto quello a cui oggi non siamo più avvezzi...perché morto. Perché?


Perché dagli anni '60 in poi, siamo stati sospinti in una dimensione di pensiero Dionisiaca, anziché apollinea (appunto), per la quale anche se non abbiamo un bisogno specifico c'è chi ce lo crea per venderci qualcosa. Una sorta di baccanale continuo, un'orgia collettiva che finisce con lo stordirci, omologarci e appiattirci tutti su un orizzonte umano in cui il senso critico è andato a farsi un giro. Mi viene in mente lo scrittore Robert Musil e il suo incompiuto romanzo L'uomo senza qualità:

Ambientato in quella che è a tutti gli effetti Vienna, capitale di un grande impero multietnico soprannominato "Kakania", la storia narra la vicenda esistenziale e spirituale di Ulrich: una specie di "uomo ideale" che, riassume in sé tutte le qualità o, meglio, le "non-qualità" del secolo appena iniziato, il Novecento, e che vive parzialmente alienato dal "mondo reale" e del tutto privo di autentici interessi.

Immerso com'è in un anti umanesimo filosofico di stampo nietzschiano, il protagonista stesso descrive questa sua situazione come una vera e propria malattia della volontà. Quando ad esempio Ulrich "desidera" salvare il criminale Moosbrugger è guidato da una filosofia prima che da un senso della realtà, totalmente alienato dal senso comune.


Tornando invece ai dionisiaci persuasori degli anni '60, suggerisco la ilare e snella lettura di questo saggio molto attuale, divertente e realista come non mai!


Mi accorgo di essere andata un po' per margherite...dunque per recuperare un po' di senso critico e smarcare via l' omologazione oltre ad Apollo, il kata metron, la ricetta di Cassandra prevede anche di rispolverare Bertrand Russel e John Stuart Mill col suo semplice Sulla Libertà, scritto più di 150 anni fa a riguardo del Liberismo. Perché Libertà e atteggiamento critico si sostengono a vicenda creando un circolo virtuoso.


Ed ora veniamo ad Amleto: il buon 'Amlodhi' nasce dalla penna di William Shakespeare attorno al 1600-02, sulla falsa riga di una antica saga norvegese. E' una tragedia in grande stile in cui non mancano tradimenti, parricidio e sotterfugi ma soprattutto ciò che tiene banco è il dilemma fra il continuare a fingersi pazzo (già nel suo nome c'è il destino, Amlodhi significa deficiente in antico norvegese) per vendicare il padre ammazzato dallo zio fedifrago.

Fatta la premessa storico-letteraria, ho amato Amleto fin dalla prima battuta e spesso sono tornata a rileggere i due monologhi noti a tutti (essere non essere e quello sulla tomba di Osric). Tanto da riportare il famoso "to be or not to be" in epigrafe alla mia tesi di laurea. Perché Shakespeare riuscì ad accostare il sonno della ragione alla pazzia, ovvero a quello stato in cui perso il controllo su di sé e sulla realtà, tutto diviene possibile; così come quando si sogna, nel sogno tutto e nulla sono davvero possibili. L'interpolazione fra la pazzia ed il sogno, fra l'agire e il non agire, l'essere e il non-essere (torniamo a Musil di prima) ci ricordano che da sempre l'Uomo ha combattuto in primis con se stesso. Oggi però nessuno combatte più con se stesso perché disperso nella frastornante orgia collettiva. Che crea deliri paranoici scambiati per nevrosi, tipo lo stalking scambiato per amore 'un po' passionale....


Concludo con una citazione di papà Freud e il trailer della versione cinematografica a mio avviso più bella e fresca mi fatta: " I Fratelli Karamazov sono il romanzo più grandioso che sia mai stato scritto (...). Non è certo per caso che tre capolavori di tutti i tempi trattino lo stesso tema: il parricidio. Alludiamo all'Edipo re di Sofocle, all'Amleto di Shakespeare e ai Fratelli Karamazov di Dostoevskij. In tutte e tre le opere è messo a nudo anche il motivo del misfatto: la rivalità sessuale per il possesso della donna"... certo non si può fare a meno di pensare che Amleto in realtà fosse incavolato con lo zio per avergli usurpato il posto che era sua... ovvero brasato via il complesso di Edipo e la madre due volte!


(mi scusino i maschietti, ma qui Brannagh era uno strafigone!)


Ragazzi ci vediamo giovedì e soprattutto ricordiamoci di diffondere questo messaggio di social solidarity per unirci nel social distancing...


Scrivetemi e mandatemi i vostri semini per far crescere nuove idee da regalare diffondendo cultura!


Baci dalla vostra Cassandra

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