Orestea, Oreste e il dilemma di cosa fare oggi

Cari Amici,

buon giorno e buon sabato.

Dopo aver superato (indenni?) la prima settimana di libera uscita - no comment sull'assembramento dei navigli stile Woodstock - iniziamo a chiederci come orsi usciti dal letargo ai primi passi fuori dalla tana come fare il cosa ci attende...


Tutti spaesati e sballottati fra le multiple voci dei giornalisti, dei politici-sofisti, dei virologi e masstuttologi, è meglio che cominciamo a pensare con la nostra testa seguendo logica aristotelica e buon senso. Così oggi parto dalle fondamenta ovvero dalla tragedia greca di Eschilo, che nel 458 a.C. gli fece vincere le Grandi Dionisìe (tipo festa della cuccagna in versione hard e cult), che si tenevano proprio a metà primavera per festeggiare il ritorno alla vita: l'Orestea.


L’Orestea, ultima opera di Eschilo rappresentata ad Atene prima della sua morte, segna la nascita della concezione del diritto che persegue la giustizia (dike) superando il principio arcaico della vendetta, ed è l’unica del teatro classico sopravvissuta per intero.


Oreste perseguitato dalle Erinni, dipinto di William-Adolphe Bouguereau, 1862,Norfolk (Virginia- USA), Chrysler Collection


Trama: Clitemnestra, madre di Oreste e Ifigenia, uccide il marito Agamennone una volta rientrato dalla guerra di Troia, per averle sacrificato la figlia Ifigenia (in Taulide) per ingraziarsi gli dei e vincere la guerra di Troia. Guerra vinta più dall'astuzia prodigiosa di Ulisse e del suo ben noto cavallo... Ciò a monito del fatto che i sacrifici han senso se han logica... altrimenti meglio evitarli. Lesson no.1 di oggi.


Morale della favola, Oreste, sollecitato dal dio Apollo a cercar vendetta e lavare l'onta dell'uxori-parricidio, deve uccidere la madre Clitemnestra insieme all'amante Egisto. Sicché lo sventurato figlio si domanda : ti draso? Ovvero: che faccio? Ma Oreste non è solo, ne parla con l'amico Pilade, gli confida la sua disperazione per dover vendicare il padre dalla madre meretrice ...non ci ricorda forse Amleto con Polonio? La storia si ripete a distanza di mille anni esatti.


Dunque il greco aveva tre verbi per dire FARE a seconda della intenzione che il fare veicolava: fare creativo poieo (da cui poesia, poetare), il fare concreto materiale prasso (da cui pragmatico, prassi,..) e il fare tragico, della scelta ineluttabile ovvero draso (da cui appunto dramma, drammatico..). Ed ecco il Ti draso oresteo. Che fa Oreste? Uccide la madre ed obbedisce al comando divino oppure si ribella, salva la madre e finisce con l'essere un perseguitato di Apollo?


Uccide la madre, perché non si può scampare all'ira funesta degli dei (l'Ira funesta del pelide Achille che infiniti lutti addusse agli Achei, cantava appunto Omero nella sua Iliade, la ritroviamo ancora qui). Infatti nella foto del quadro sopra, Oreste è ostaggio delle Erinni, delle furie che tolgono il senno e muovono la mano matricida. Occhio per occhio, testa per testa. Le legge del taglione, la vendetta che bilancia i conti. Prima dell'avvento della Giustizia o Dike. Anche qui... se la giustizia è quella dei nostri tribunali,,,,del resto Kant quando parla del legno storto dell'essere umano, dice di non aspettarci cose buone e giuste dall'Uomo, essere corruttibile.. nel senso di imperfetto.


Ecco a 2.500 anni di distanza da Oreste e 500 da Amleto, siamo ancora qui a chiederci cosa fare, ma proprio nel senso del dramma... Edipo irrisolto a parte di entrambe i giovanotti (che se fossero andati da un buon psicanalista avrebbero risolto la questione senza spargimenti di sangue), la coscienza morale odierna cosa ci dice?


Anzitutto mettiamo a fuoco l'oggetto: NOI. Cosa fare di noi, dei nostri figli e della nostra eredità nel post covid, che merita qualcosa come "Covid Nineteen Era" .


Ecco da psico, suggerirei proprio di evitare anzitutto di guardare la questione con la lente solo del ti draso, ma anzi sovrapporre le tre lenti del fare (poieo, draso e prasso) in modo da integrare tutte le soluzioni possibili, il che non significa fare un minestrone, mi spiego?


Lesson no.2: impariamo ad usare la flessibilità semplicemente osservando cosa abbiamo sotto gli occhi ( e gli altri 5 sensi, si 5 e non 4) e a chiederci : di cosa c'è bisogno?

Sono esattamente 30 anni che il "di cosa c'è bisogno" è scomparso dal vocabolario della quotidianità, dal lessico famigliare, amoroso e sociale. Tutto sottomesso alla logica della produttività, dell'economia e del prasso! E visto dove siamo ruzzolati?


Quindi agire con buon senso e logica significa: se qui c'è bisogno di poeio metterò poieo insieme a prasso, o draso con poeio. Perché la logica fredda e spietata della economia è quella che spinge una organizzazione come la UE ad impiegare esattamente due mesi solo per decidere se e come dare finanziamenti ai suoi stati membri i cui cittadini sono stremati e alla fame.


Ecco se questa politica del fare integrato parte dal basso, cioè da tutti noi ...forse forse...evitiamo di fare la fine di Oreste, Amleto e assomigliamo piuttosto a Telemaco...


Sperando di aver acceso qualche lucina di riflessione, vi auguro una splendida giornata all'insegna del teatro, del buon senso e della gioia!


Auguri alla nostra Alessandra che oggi sboccia nel suo compleanno... Auguri mon fleur du mai...


Stay tuned and write! Kiss U good Saturday


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